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20 maggio 2014

OGM lo sapevi che?

Vi consigliamo  un altro articolo assolutamente da leggere  intitolato

Mais OGM: un bigino per i neoministri


di cui citiamo alcuni estratti:

La grande maggioranza degli animali italiani di allevamento per produrre latte, carne, salumi, formaggi (anche DOP), uova, yogurt e così via sono alimentati con mangimi contenenti OGM. Venduti comunemente nei consorzi agrari (anche di organizzazioni che pubblicamente avversano questi prodotti). Importiamo 3.350.000 tonnellate di soia OGM ogni anno. Sono circa 55 kg di soia OGM per ogni italiano, deputati e ministri compresi. L’agroalimentare italiano, che non è OGM Free, finirebbe in ginocchio senza queste importazioni.
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Uno stato può vietare l’uso di un OGM approvato in Europa?
Come ricorda la sentenza del TAR, la Direttiva 2001/18/CE stabilisce (art.22) come principio generale che “gli Stati membri non possono vietare, limitare o impedire l’immissione in commercio di OGM conformi ai requisiti fissati a livello comunitario”. Quindi per esempio non è possibile, con la normativa attuale, per un paese dichiararsi OGM-Free.
allo stato attuale del diritto dell’Unione, uno Stato membro non è libero di subordinare a un’autorizzazione nazionale, fondata su considerazioni di tutela della salute o dell’ambiente, la coltivazione di OGM autorizzati in virtù del regolamento n. 1829/2003 ed iscritti nel catalogo comune in applicazione della direttiva 2002/53
È possibile però (art. 23) “limitare temporaneamente o vietare l’uso e la vendita sul proprio territorio di un OGM, qualora sulla base di nuove informazioni, vi siano fondati motivi di rischio per la salute umana o l’ambiente
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Questo rischio deve essere constatato sulla base di nuovi elementi fondati su dati scientifici attendibili. Infatti, misure di tutela adottate in forza dell’art. 34 del regolamento n. 1829/2003 non possono essere validamente motivate con un approccio puramente ipotetico del rischio, fondato su semplici supposizioni non ancora accertate scientificamente. Al contrario, siffatte misure di tutela, nonostante il loro carattere provvisorio e ancorché rivestano un carattere preventivo, possono essere adottatesolamente se fondate su una valutazione dei rischi quanto più possibile completatenuto conto delle circostanze specifiche del caso di specie, che dimostrino che tali misure sono necessarie.
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Gli unici motivi per cui è possibile vietare per un tempo limitato uno specifico ogm sono rischi dimostrati per la salute umana o per l’ambiente. Gli aspetti economici non sono contemplati. La normativa esistente non ammette alcuna possibilità di vietare un OGM in base a motivazioni economiche o politiche.
In cosa consiste la coesistenza?
Nella UE vige il principio che ogni tipo di agricoltura deve essere permessa
Nell’Unione europea non deve essere esclusa alcuna forma di agricoltura, convenzionale, biologica o che si avvale di OGM.” (raccomandazione http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2003:189:0036:0047:IT:PDF )
Ma allora non c’è modo di vietare legalmente gli ogm?
No. Non esiste il diritto di vietare gli OGM su tutto il territorio. C’è invece la libertà (non certo un obbligo) per gli agricoltori di coltivarli.
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I comuni possono vietare gli OGM come dice il Movimento 5Stelle?
Ovviamente no. È una delle tante bufale. L’unico soggetto titolato a vietare gli OGM è lo Stato. Non le regioni con la coesistenza e men che meno i comuni. E lo Stato lo può faresolamente invocando la clausola di salvaguardia, che non coinvolge aspetti di coesistenza ma solo di salute umana e impatto ambientale.
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E la ricerca?
Nessun paese Europeo tranne l’Italia ha bloccato la ricerca, anche in campo aperto, in questo campo riconosciuto come strategico dall’Europa. La ricerca pubblica italiana, prima del blocco decretato da Pecoraro Scanio, era all’avanguardia nello sviluppo di OGM italiani pensati per l’agricoltura italiana. Molti sono già pronti nei laboratori delle università italiane. (I pioppi OGM italiani sono in questo momento piantati e rigogliosi in foreste cinesi ad esempio). Ci sono viti, olivi, pomodori, melanzane, kiwi, mele, etc. tutti pensati per risolvere specifici problemi italiani.

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