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21 aprile 2015

Redditometro VS produttori agricoli

Il Redditometro è lo strumento di cui il governo si è dotato per combattere l’evasione fiscale. La finalità principale è quella di permettere agli organi di controllo di effettuare controlli incrociati tra il reddito e le spese effettuate, al fine di scoprire eventuali discrepanze tra l’effettivo tenore di vita ed il reddito dichiarato. Gli accertamenti esecutivi, previsti nel solo caso in cui lo scostamento superi il 20%.

Vi ricordiamo che:

la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, con la sentenza, si dichiara che lo strumento del redditometro è applicabile anche nei confronti dei produttori agricoli.

Con la ratifica della sentenza n. 10747 del 16 maggio 2014 la Corte di Cassazione ha decretato che:
Anche i produttori agricoli sono chiamati a provare la legittima del provenienza del denaro attraverso la contabilità Iva.
 “Il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici elementi indicatori di capacità contributiva esposti dall’ufficio, può soltanto valutare se il contribuente offra prova in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati nella norma” si legge nella motivazione della sentenza. La Cassazione, condividendo le sentenze di merito precedenti, ha confermato che il redditometro è applicabile al coltivatore diretto anche se in presenza di soli redditi agrari.
Spetta, infatti, al contribuente provare che i redditi effettivi conseguiti in base all’attività agricola siano sufficienti a giustificare il tenore di vita.



vi proponiamo le osservazioni in merito fatte all' epoca  dalla rivista FIsco Oggi:
La titolarità di un reddito agrario non mette al riparo il contribuente dall’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria: infatti, riprendendo un principio espresso dalla Corte costituzionale con la sentenza 377/1995, numerose pronunce di legittimità hanno sostenuto che, ove la capacità di spesa del contribuente manifesti il possesso di un reddito superiore a quello effettivo realmente conseguito nell'esercizio delle attività agricole e quindi di un reddito diverso da quello denunciato (possesso di altri terreni o esercizio di attività diverse non riconducibili a quelle agricole), diventa legittimo l'accertamento sintetico in base a elementi e circostanze di fatto certi, salva la facoltà del contribuente di fornire la prova che egli possieda altre fonti di reddito non tassabili, o tassate separatamente oppure che i redditi effettivi frutto della sua attività agricola siano sufficienti a giustificare il suo tenore di vita (cfr Cassazione, sentenze 6952/2006, 7005/2003, 12192/2002).A quest’ultimo fine, secondo l’odierna pronuncia, non è sufficiente fornire una prova generica (vale a dire una perizia da cui si possa desumere solamente la potenziale capacità di sfruttamento del fondo agricolo) diventando fondamentale la tenuta di una contabilità puntuale e attendibile.
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